Presentazione ricerca: « Propensione e esperienze migratorie di minori dal Marocco, Tunisia e Egitto»

Tunisi, 12 ottobre 2015. OIM Tunisia organizza la presentazione della ricerca "Propensione e esperienze migratorie di minori Marocchini, Tunisini e Egiziani". L'evento, condotto nell'ambito del Progetto SALEMM, si è tenuto nella Città delle Scienze di Tunisi e ha visto la partecipazione di rappresentanti dell'Unione Europea, la Cooperazione Svizzera e Italiana a Tunisi, così come un variegato pubblico composto da istituzioni governative, operatori sociali del Ministero degli Affari Sociali, rappresentanti della società civile, ricercatori e studenti.

La ricerca è una componente integrale del progetto SALEMM e si propone di esplorare la percezione della migrazione giovanile nei rispettivi paesi di origine (Tunisia e Marocco) per studiare la propensione dei giovani a migrare e meglio comprendere l'esperienza migratoria vissuta da coloro che sono arrivati in Francia e in Italia. La ricerca condotta in Tunisia, Francia e Italia è stata presentata dai ricercatori Moez Ben Hmida, Vincent Gomez-Bonnet, Stefano Volpicelli e Franco Prina.

La presentazione è stata introdotta dalla signora Lorena Lando, Capo Missione dell'OIM Tunisia che nel suo discorso di benvenuto ha evidenziato gli sforzi delle istituzioni tunisine e la società civile, realtà impegnati nel sostenere l'attuazione del progetto SALEMM a Tunisi e Sfax. La ricerca, condotta in Tunisia tra settembre e dicembre del 2013, è una replica della ricerca condotta in Marocco nel 2010 ("Atteggiamenti dei giovani in Marocco nei confronti della migrazione dal Marocco: tra modernità e tradizione"). Nel 2013 la Tunisia emergeva da un periodo di grandi cambiamenti sociali e politici, questo ha portato l'incrementazione di flussi migratori verso i paesi del nord. La ricerca in Tunisia si è basata su 694 questionari che sono stati condotti con un gruppo campione di giovani tra i 12 e i 18 anni nei settori della Grande Tunisi, Sfax e Kasserine.

Il sig. Moez, che ha condotto i questionari a Tunisia ha detto che "la propensione ad emigrare è maggiore tra i giovani, in particolare i ragazzi esclusi dalla scuola, di età compresa tra i 15 ei 18 anni non scolarizzati o con competenze professionali limitate, spesso un fattore determinante è la conoscenza di qualcuno che è già migrato. Questi ragazzi vivono una profonda frustrazione e la loro propensione alla migrazione è forte. E' un intenso desiderio di trasformare le loro esigenze in realtà, per molti, l'unica alternativa alla propria condizione è partire". I profili di questi giovani nell'analisi di Stefanno Volpicelli, coordinatore regionale dello studio, possono rientrare nel fenomeno definibile come "migrazione riparatoria". Anche se sono consapevoli dei rischi e delle sfide, migrare è visto come slancio positivo e spesso l'unica possibilità di essere in realtà "felici". La ricerca condotta in Francia e in Italia ha avuto l'obiettivo di confrontare le opinioni dei giovani nei paesi d'origine con quelle di coloro che vivono nei paesi di destinazione. In questo studio, condotto da Franco Prina, ricercatore italiano presso l'Università di Torino, 140 giovani hanno risposto ai questionari. I risultati confermano che gli elementi decisivi prima della partenza sono la povertà e la mancanza di risorse, la necessità di avere un'occupazione, il desiderio di aiutare la famiglia e l'influenza di coloro che hanno lasciato il paese. Di solito i giovani hanno un'immagine molto stereotipica della migrazione, sopratutto in relazione all'Italia e alla Francia. Questi paesi sono ancora visti come paesi ricchi e prosperi, dove è possibile avere una vita più facile, e dove è più facile guadagnare, questo mito è sostenuto da coloro che tornano e che vengono spesso ammirati per il loro apparente successo.
Vincent Gomez, sostiene che i giovani che migrarono in Francia conoscono "la regola del minore", per la quale i giovani e i bambini sono legislativamente protetti attarverso Care Center dedicati. Nonostante le aspettative e alcuni aspetti positivi, soprattutto tra i giovani che possono beneficiare di una scuola di coaching e una casa (comunità), le considerazioni sulla difficoltà dimostrano che i giovani dei paesi di origine non tengono sufficientemente conto di tutte le difficoltà e i drammi relativi al viaggio per raggiungere l'Europa e i successivi problemi di integrazione.

Dopo la presentazione dello studio le domande del pubblico si sono concentrate su approfondimenti di diversi elementi come la selezione del campione di ricerca, il collegamento tra le relazioni familiari, il ruolo delle istruzione e la propensione a emigrare. I bambini scolarizzati ad esempio mostrano un interesse minore per la migrazione: "In Tunisia la scuola è avanzata e ha permesso di contrastare questo fenomeno contribuendo a incrementare nei bambini la volontà di auto-realizzazione in questo contesto", ha spiegato Moez. I giovani che sono interessati a migrare hanno anche dimostrato la loro insoddisfazione relativa alle relazioni familiari: la famiglia resta un tema centrale nella propensione migratoria. Se "la stragrande maggioranza dei giovani migranti evidenzia l'importanza del legame affettivo che li unisce con il paese d'origine e / o la famiglia", come detto dal Sig Gomez, è anche vero che i bambini spesso provengono da famiglie con un solo genitore presente e poco strutturate, mentre la correlazione tra i tipi di famiglia e la propensione rimane da approfondire. Le discussioni hanno dimostrato che la ricerca può essere espansa su un campione più grande ed estesa a diverse aree della Tunisia.

Le raccomandazioni formulate dal gruppo di ricercatori, e su cui si basano alcune attività del progetto SALEMM, si concentrano sulla necessità di rafforzare i programmi di sostegno per le famiglie a rischio e monoparentali, intensificare i programmi contro la povertà, disoccupazione giovanile e l'esclusione sociale, attuare programmi di sostegno per i bambini esclusi dalla scuola, definire i settori prioritari nella lotta contro la migrazione irregolare e nell'attenzione verso i bambini a rischio, in particolare i bambini di strada, rafforzando i programmi di formazione per gli addetti ai lavori, come educatori, psicologi, assistenti sociali e insegnanti. E' importante altresì che, a livello di informazione, vengano portate all'attenzione del pubblico quelle storie di giovani che hanno vissuto esperienze di migrazione in Europa come elemento deterrente per il contrasto a questo fenomeno.

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